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Il d.d.l. n. 957, la proposta di legge attualmente in esame alla Commissione Giustizia del Senato,“Modifiche al Codice civile e al Codice di procedura civile in materia di affidamento condiviso”, rivede le norme sull'affidamento dei figli introdotte dalla legge n. 54/2006. La nuova proposta “condiviso bis” ha previsto l' abolizione del collocamento del figlio presso un genitore, con la previsione che il domicilio dello stesso debba essere fissato presso entrambi , e che il tempo della sua permanenza presso ciascun genitore debba avvenire in maniera “paritetica”, come già avviene nella maggior parte dei Paesi europei, dove risulta già introdotto da tempo il regime del domicilio alternato. Secondo i promotori della proposta la legge attualmente in vigore sull’affidamento condiviso (legge n. 54/2006), se sulla carta avrebbe dovuto consentire ai figli di genitori separati di continuare senza traumi a usufruire dello standard di vita realizzato durante la convivenza dei genitori e di mantenere inalterati i rapporti con l'ambiente in cui sono vissuti (e dunque tenendo conto dell'esigenza di garantire al minore una residenza anagrafica e un contesto abitativo prevalente, che implica la necessità concreta di una sua collocazione preferenziale presso l'uno o l'altro genitore, che gli consenta di conservare, anche a seguito della disgregazione dell'unità familiare, sia un ambiente domestico che una figura genitoriale principale di riferimento), di fatto è rimasta lettera morta in nome di un orientamento giurisprudenziale ancora oggi più favorevole alle madri, di fatto riconosciute “affidatarie esclusive” della prole, oltreché effettive assegnatarie della casa coniugale. Tuttavia le critiche al concetto di “doppio domicilio” non sono mancate, poiché si è detto, che questo meccanismo, anziché attuare una “bigenitorialità condivisa”, realizzerebbe “figli divisi”, mettendo in secondo piano l'interesse superiore del minore e l'obiettivo della collaborazione dei genitori nella cura, crescita ed educazione dei figli previsto dalla legge n. 54/2006; in sostanza verrebbe imposta per legge una divisione del tempo dei figli minori, in misura eguale presso ogni genitore, senza alcuna distinzione dell'età dei figli stessi e senza alcuna considerazione delle loro esigenze di vita sotto il profilo materiale e psicologico.

 


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